Le Oral Potentially Malignant Disorders (OPMDs) e gli Early Oral Squamous Cell Carcinomas (OSCC, stadi I–II) rappresentano fasi diverse di un continuum patologico con rilevante impatto epidemiologico. Le OPMDs, tra cui leucoplachia, eritroplachia e lichen planus orale, hanno una prevalenza globale stimata tra l’1 e il 5%, con un rischio variabile di trasformazione maligna. L’OSCC è il tumore maligno più frequente del cavo orale, la cui prognosi dipende soprattutto dallo stadio e dalla diagnosi effettuata in fase precoce. Attualmente questa diagnosi nelle fasi iniziali avviene solo nel 30-40% dei casi.
L’eziologia di OPMD e OSCC è multifattoriale e include principalmente fumo di tabacco, consumo di alcol, fattori traumatici cronici e predisposizione genetica. Tra le altre condizioni predisponenti, un ruolo rilevante è svolto da sindromi genetiche rare come l’anemia di Fanconi, caratterizzata da difetti nei meccanismi di riparo del DNA. I pazienti affetti presentano un rischio marcatamente aumentato di sviluppare OPMDs e OSCC in età precoce, spesso in assenza dei tradizionali fattori di rischio come fumo e alcol. In questi soggetti la sorveglianza clinica deve essere particolarmente stretta, poiché le neoplasie orali tendono a manifestare un comportamento biologico più aggressivo e una prognosi meno favorevole.
La diagnostica attuale si basa su esame clinico accurato, biopsia incisionale con valutazione istopatologica, supportata da tecniche aggiuntive (autofluorescenza, colorazioni vitali, imaging ottico) utili soprattutto per la selezione delle aree sospette.
Dal punto di vista prognostico, le OPMDs richiedono follow-up a lungo termine per il rischio di progressione, mentre gli early OSCC presentano una prognosi nettamente migliore rispetto agli stadi avanzati, con tassi di sopravvivenza a 5 anni superiori al 70–80% se diagnosticati e trattati precocemente.
Scopo del presente webinar promosso da AIOCC è quello di sottolineare l’importanza del problema, aumentare la consapevolezza sulla importanza di diagnosticare e seguire nel tempo le lesioni al cavo orale e valutare l’impatto che eventuali programmi di screening possono avere sulla sopravvivenza.